A CACCIA DEL BOMBARDIERE PENTITO
Siem Riep, Cambogia. Febbraio 2007

La Cambogia é piatta, completamente piatta. É arida nella stagione secca e umida e paludosa in quella delle piogge. Offre paesaggi e colori spettacolari ai viaggiatori, grande fertilità ai coltivatori, ma grandi facilità, in passato, per coloro che minarono quasi un terzo del paese ed enormi pericoli, oggi, per chi in quella infinita pianura ci si addentra. La Cambogia è tra i paesi più minati del mondo.
Ma tutte queste mine chi le ha messe? Viene spontaneo domandarsi. La risposta implica una profonda ricerca ed una buona conoscenza della storia di questo paese. Tentando comunque di riassumere brevemente la cronologia di tre decenni si può tracciare così la sequenza dei fatti:


La scoperta del passato é assai coinvolgente e cercando il mio pilota m’imbatto in un'altra storia interessante, un'altra vita affascinante, un altro destino incredibile. Aki Ra, un ragazzo alto poco più di un metro e mezzo, nacque nel 1973 nella Cambogia del nord. Due anni dopo, con l'invasione dei Khmer Rossi, gli furono uccisi entrambi i genitori e lui, piccolissimo, fu spedito in uno di quei campi "educativi" in cui insegnavano le uniche due cose che ogni Khmer, secondo Pol Pot, doveva saper fare: amare il partito ed uccidere i nemici.



A primo impatto mi viene da sospettare di questa Handicap International, come ormai sospetto di tutte le grandi organizzazioni umanitarie internazionali, perché potrebbe essere una di quelle che "spendono l'80% delle donazioni in spese amministrative" come mi avvertì l’infermiera volontaria per Emergency, durante la mia visita a Batambang.
Il mio sospetto, rafforzato dalla bella presenza dell'ufficio in cui sono accolti i visitatori, si manifestò presto sottoforma di domanda: "Quanto spendete voi in amministrazione?"

Il centro della Handicap International di Siem Riep é comunque di vitale aiuto per il sostentamento della popolazione locale. Ogni mese al suo interno vengono riabilitate circa 230 persone, fornite dalle 75 alle 85 protesi e spedite circa 280 visite a domicilio ai pazienti immobilizzati.

Anche da questo istituto esco riempito di utili nozioni, ma nessuno ne ha mai sentito parlare e trovare l'americano pilota diventa quasi un'utopia. Prendendo però spunto dal suo lavoro decido di scoprire quante associazioni che forniscono posti di lavoro a questi mutilati esistono. Vedendone tantissimi per le strade a chiedere l'elemosina, mi viene il sospetto che non ve ne siano molti.
La storia di Chou Phon, 45 anni, ex soldato "Khmer Rosso" accecato da un razzo nel 1982 é davvero una rarità. Egli parla con fierezza in un'intervista al The Cambodia Daily - "non sono malato, perché dovrei chiedere l'elemosina?". Chau Phon riesce ancora a fare bene il suo lavoro da contadino "ed ora" – racconta- "le cose, invece di vederle con gli occhi, le sento con le orecchie". La moglie di 44 anni, Sek Pin, anche lei carnefice tra i militanti Khmer Rouge la quale ha perso la gamba sinistra su una mina nell'83 dice - "ho solo una gamba, ma posso benissimo badare alla mia famiglia. Sono determinata a non abbassarmi mai a chiedere l'elemosina".


Il dottor Beat Richner, questo il suo nome, fondatore del Kantha Bopha Foundation, alternando musica, parole ed immagini regala così, tutti i sabati sera, forti emozioni e grasse risate alle migliaia di persone che curiose vanno ai suoi "concerti" nell'ospedale per bambini.
Da pediatra alle prime armi, lavorò in un piccolo ospedale pediatrico nella capitale Phnom Penh dal 1974 fino al tragico momento di quel '75 in cui con l'arrivo dei Khmer Rossi dovette fuggire, lasciando alla morte tutti i suoi colleghi ed amici. Nel 1991 fu invitato dall’appena rimpatriato Re Sihanouk per ripristinare quella parte dell'intera inesistente istituzione medica, dedicata ai bambini. Fu così che in quello stesso anno fu ricostruito l'ospedale di Kantha Bopha I, il centro in cui aveva lavorato sedici anni prima, disponendo ora di 126 posti letto. Nel 1996 fu fondato sempre a Phnom Pen il Kantha Bopha II e niente poco di meno che all'interno del palazzo reale. Questo centro, il cui spazio fu donato nuovamente dal Re, contiene 210 letti. Infine nel 1999, nell'area ben più critica e paludosa di Siem Reap fu fondato lo Jayavarman VII Hospital con i suoi 555 posti letto. L'impegno profuso negli anni successivi ha visto, oltre all'espansione con nuovi reparti dello stesso Jayavarman VII Hospital, anche la nascita di un Centro Conferenze e di Formazione per la divulgazione della "filosofia di Kantha Bopha". In quel centro, io insieme al pubblico, eravamo tutti seduti, ammutoliti e concentrati nell'ascolto.
Presentando un quadro generale, Beat Richne, parla della situazione sanitaria in Cambogia definendola catastrofica. Racconta delle nuove vittorie tecnologiche che hanno ridotto drasticamente il numero d’infetti da AIDS - "con i nuovi farmaci riusciamo ora ad evitare il passaggio del virus dell’HIV dalla madre al figlio nascituro". Spiega come solo nella giornata di oggi, di questo sabato 17 febbraio 2007, ci sono state presso il suo ospedale cinquantaquattro nascite, di cui la maggior parte affette da malattie e deformazioni. Ripetendo spesso la frase - "la situazione sanitaria in Cambogia é catastrofica"- elencò, sempre nella sua maniera unica, profonda e spiritosa, le tre ragioni per cui, secondo lui, tale situazione catastrofica sia presente: la guerra, la “negativa attitudine” da parte dei paesi occidentali e la corruzione.
La guerra in questo paese, e non teme di ricordarlo, fu portata dall'Occidente. "La guerra" - insiste -"ha portato la tubercolosi, conseguenza di quei decenni di miseria non ancora finiti e che negli anni ha continuato a spargersi, trovando (il virus) diverse forme per adeguarsi ai diversi sistemi immunitari" - e poi definisce questa malattia "killer numero uno".
Passò poi alla sua teoria su "l’attitudine negativa" da parte dei paesi occidentali.
Durante un filmato che raccoglie immagini riprese nei tre ospedali della Kantha Bopha Foundation, la sua voce al microfono spiegava che, di tutti i bambini presenti in quei fotogrammi e che davanti agli occhi dell'intero auditorium entravano in shock e morivano, nessuno nei paesi così detti evoluti ne ha parlato. Questo perché il mondo era troppo impegnato ad avvertire le proprie popolazioni dell'imminente pericolo con cui il nuovo virus SARS in quegli anni stava contaminando l'Oriente. Spiegò anche che in Cambogia non ci fu un singolo caso di SARS, ma che nel 2006 dodicimila bambini sono morti affetti dalla DENGUE. Il dottor Beat Richner, sempre con il suo spirito energico e divertente, raccontò alla sua platea di come, nelle ultime visite da parte di alcune delegazioni di certi paesi europei, fu accusato di aver adottato degli standard troppo alti rispetto al basso livello economico del paese.
“Questo”- continua - “l'idea che i paesi poveri debbano avere una povera istituzione medica, é l'idea che ha ucciso milioni di persone e che tutt'oggi continua a fare un altissimo numero morti. Per evitare il contagio dell'AIDS o dell’Epatite da un donatore di sangue a un paziente, bisogna fare delle analisi adeguate, moderne e costose, seguire dunque gli standard europei. Per vedere le emorragie nel cranio di un bambino in Cambogia ci vogliono gli stessi strumenti per vedere l'emorragia nel cranio di un bambino in Europa”. Con altri esempi del genere fece davvero riflettere su questa sua idea della negativa attitudine da parte delle delegazioni dei paesi sviluppati.
"La corruzione" - spiega infine - "é un'altra tra i principali killer". In un paese in cui le cure gratuite avvengono solo in pochissimi ospedali fondati da organizzazioni internazionali, quali Emergency e Kantha Bopha, la corruzione decide la sorte delle persone. "Chi non ha il contante muore"- con questa fredda espressione mise tutti davanti a tal crudele realtà. Nel suo ospedale, e solo lì, la corruzione fu abolita dall'inizio. Questa vittoria fu ottenuta grazie ai buoni salari che l'organizzazione distribuisce al personale medico, che quindi non deve rivolgersi ai pazienti per ulteriori "paghette".
Concluse la serata con una formula simpatica, chiedendo agli spettatori più giovani donazioni di sangue, a quelli più anziani donazioni di soldi e a quelli in mezzo una donazione di tutti e due.
Forse é proprio vero che quando si cerca una cosa se ne trovano altre cento. Il pilota del B-52 che da killer diventò salvatore non sono riuscito a trovarlo, in compenso ho scovato queste tre storie che mi auguro facciano riflettere almeno per un istante.