Fiumi di parole ed immagini riempono ormai da anni i canali dell’informazione con cui la maggior parte del mondo occidentale crede di scoprire, e così conoscere, ciò che viene considerato il “resto del mondo”. E’ facile immaginarsi questi milioni di kilometri di cavi che si nascondono sotto i nostri piedi, penzolano sopra le nostre teste e si arrampicano su qualsiasi edificio per entrare indisturbati nelle nostre case, tramutandosi poi, grazie a quel mix di tecnologia ed alchimia che si nasconde dentro la più famosa delle scatole magiche, in un bombardamento di suoni e colori. In cui è spesso impossibile distinguere tra verità, leggende costruite ad arte e sporca finzione.

Non serve un carattere particolarmente attento o critico per capire che non sempre, o quasi  mai, la verità è quella che ci viene mostrata. Spesso tutto è così palesemente costruito che si finisce con il rischiare di crederci. Ma dopo un’attenta lettura ci si chiede poi come può essere tutto così spudoratamente ridicolo. A quel punto la rabbia e l’indignazione cresce. Ma come sfogarla? Meglio strappare le pagine di un giornale o bruciarle indignati? Colpire con violenza la televisione o tagliare il cavo di alimentazione?

Tutte le possibilità potrebbero andar bene. Ma aiuterebbero veramente a capire?!?

Chiaro è che la verità più limpida e sincera è quella che si scopre attraverso i propri occhi. Non resta così altro che lasciare a casa i propri pregiudizi,
per far posto nella nostra testa a la verità, quella che si può vedere in prima persona, che si può toccare con le proprie mani. O per lo meno cercare.


Non è novità ne notizia parlare oggigiorno di una delle zone più martoriate politicamente, economicamente ed umanamente del pianeta. Il medio oriente è ormai da anni sulla bocca di tutti. Giornalisti, televisioni, mass-media di ogni tipo e politici di ogni paese, ognuno interessato a parlarne nella maniera più conveniente possibile. A differenza di altre zone del mondo i cui problemi solo fanno notizia quando si trasformano in catastrofi (la Birmania ne è l’esempio più tristemente conosciuto…) il medio oriente è sempre li. Ogni giorno.

Ma perché tanto interesse? Perché un genocidio che per quattro anni, dal 1975 al 1979, in cui quasi un terzo della popolazione di un intero paese è stata massacrata, non ha suscitato un interesse tale da porre fine a simili torture? Perché il programma nucleare di Tehran interessa più che i postumi della sciagura cambogiana? Perché una dittatura militare che da decenni rende la propria gente schiava di una vita miserabile ancora è li più che mai legata al potere in un paese ricordato solo se almeno 20.000 persone muoiono tutte in una volta?

Interessi economici. Soldi. Denaro che sgorga sotto forma di denso liquido nero. Ed una posizione di grande importanza strategica dal punto di vista politico-militare. Tutto li. Niente di più semplice e meschino.

Così che di questa zona del mondo tanto se ne parla e discute che sembra quasi di essere li almeno per mezz’ora al giorno. Tutti li, insieme, pronti a giudicare ciò che crediamo di capire senza accorgerci che i nostri occhi sono ormai bendati. Ben ciechi davanti all’ipocrisia.

E’ così che ci si rende conto che l’unica possibilità di farsi un’idea sensata della verità è quella di toccare la realtà con le proprie mani.

La decisione di partire per un viaggio in solitario in l’Iran arriva quasi in maniera naturale. Probabilmente uno dei paesi più discussi del momento, ma allo stesso tempo meno conosciuti, mi spinge a cercare di capire come realmente stiano le cose. A parlare con la gente del luogo. A cercare le risposte alle domande che occupano le prime pagine dei giornali. Senza l’intenzione di svelare chissà quali grandi segreti politici, ma solo per sentire e valutare cosa la gente realmente pensa e percepisce del loro paese e del mondo che li osserva.

Lotto così per più di 2 mesi per ottenere un visto che mi conceda la libera entrata nella repubblica islamica, senza dover far parte di qualche gruppo il cui itinerario mostra solo ciò che vuol essere raccontato. Contro tutti i pregiudizi che circondano questo paese e' con grande entusiasmo che finalmente metto piede nel "pericoloso"Iran…
...e la prima cosa di cui ci si accorge è che qui di pericoloso non c'e' proprio nulla. Si intuisce però immediatamente che molto più pericolosa e' la propaganda mediatica a cui siamo sottomessi in occidente, e noi, abituati a giudicare dall'alto del nostro piedistallo culturale, guidati da guru di nome Bush o Sarkozy ed in nome di una razza migliore e più evoluta, ci tiriamo indietro alla sola possibilità di guardare e giudicare con i nostri occhi la realtà...

L’arrivo a Tehran è nel pieno della notte...la coda per il controllo passaporti e' snervante e occupa più di un'ora del mio prezioso tempo iraniano. La piccola ma lenta coda di stranieri è composta al 99% da gente venuta qui per motivi di lavoro. Io sono quel restante 1% che qui viene non per interessi economici, ma alla ricerca di una piccola umanità, di un motivo in più per non credere a ciò che vogliono darmi per scontato…Passato per il cambio valuta e con le tasche piene delle solite banconote che non valgono nulla (…tutto grazie all’embargo che da 10 anni grava su questo paese da parte degli “amici” americani, le carte di credito sono inutilizzabili e l’economia è in ginocchio…) mi tuffo nell'animata vita mediorientale, battezzata già dalla prima contrattazione sul prezzo del taxi.
Mi muovo per alcuni giorni nell'inquinatissima Tehran, la quale ha molto poco da offrire turisticamente, ma in grado di rallegrare l'animo dal punto di vista umano...Vengo continuamente invaso da orde di curiosi e gentili iraniani (sopratutto giovani...),assolutamente non abituati alla presenza di stranieri che non siano uomini d’affari o giornalisti di qualche importante media, e quindi per lo più non disposti ad un genuino incontro per la strada. Con la scusa sincera di volermi aiutare per districarmi nell'immensa città...le domande cadono sempre su cosa pensiamo noi occidentali di loro e l'idea che il mondo “là fuori” si sta facendo del loro paese, punto che li preoccupa spaventosamente...ed a cui non è facile rispondere. Ma un sorriso e la triste verità è sempre la miglior risposta.

Ciò che a prima vista si nota è la complicata situazione sociale, sopratutto con rispetto alle donne ed alla libertà di parlare e criticare la situazione politica ed economica del paese. Qualcosa  sta cambiando. Gli stessi iraniani se ne rendono conto ed è facile avvertire per le strade una situazione totalmente differente da quello che cercano farci credere a casa nostra. Essi stessi riconoscono che la realtà in cui si trovano non è ciò che vogliono per il loro futuro. E di conseguenza il loro più grande desiderio è cambiarla. Ma alla loro maniera. Secondo la loro cultura e la loro visione del mondo e delle cose. I persiani non sono occidentali, non vogliono cambiare ciò che hanno nello stesso modo in cui noi lo faremmo. Gli iraniani chiedono solo rispetto per il loro modo di essere e di concepire la società. E per la loro millenaria cultura.

Senza difendere l'indifendibile, bisogna dire che le donne sono inaspettatamente più rispettate di quel che solitamente ci si aspetta di vedere arrivando qui, anche se bisogna cercare di interpretare il rispetto secondo una visione profondamente ortodossa della religione musulmana e modellata da quasi 30 anni di chiusura sociale come conseguenza della rivoluzione del 1979. Inaspettati vagoni per sole donne nel metrò e posti a sedere ovunque riservati  creano una certa confusione nello straniero e nel cercare di capire come l’intera società vive qui il sesso femminile…
...ed il fatto che, pur sempre con  l'hejab, purtroppo d’obbligo per legge, siano oggigiorno le donne truccatissime in stile occidentale, in jeans e molto più emancipate al confronto di soli pochi anni fa, la dice lunga su come anche qui le cose stiano, seppur lentamente, cambiando…

Ma l’Iran, per le donne, resta comunque un paese pieno di pregiudizi e di difficile interpretazione.

Il mio vagabondare per questo immenso paese, non così lontano dall’Europa, ma distante migliaia di anni luce dalla nostra percezione di mondo, mi porta a conoscere persone e luoghi straordinari tra cui la città di Esfahan, definita a ragione "perla del mondo islamico".
Ciò che immediatamente salta agli occhi, qui  come in tutto il resto del paese, è la tristezza che aleggia tra gli abitanti e che, di conseguenza, non può che assalire anche il visitatore nel vedere questo luogo meraviglioso praticamente deserto. Le presenze straniere sono quasi inesistenti: parlo con diversa gente del luogo e tutti ripetono la stessa storia: i negozi chiudono, gli hotels sono sempre vuoti (il mio compreso...) e la situazione economica e' quasi insostenibile. La pubblicità che l'Iran ha all'estero sta riducendo anche l'ultima speranza che gli abitanti di questo paese hanno di poter ancora vivere guadagnando due soldi ed avere un contatto con il mondo esterno...gli stessi iraniani riconoscono che l’immagine negativa che è stata creata intorno al loro paese e popolo viene alimentata dal comportamento che le proprie autorità iraniane hanno nel presentarsi e relazionarsi con il resto del pianeta.
Esfahah: un bazar meraviglioso ed immenso (anche se tristemente vuoto...), moschee da mille ed una notte, Imam Square impregnata di quella meravigliosa architettura araba che lascia senza fiato…L’umanità di questo meraviglioso popolo si manifesta in ogni momento in cui si ha a che fare con i fieri discendenti dei Persiani .Mentre mi trovo nel quartiere armeno, di religione cristiana, nel mezzo del più “pericoloso” paese musulmano secondo alcuni, sorseggio un caffè e comincio a parlare con un ragazzo mio coetaneo. Dopo mezz'ora ed alcuni giri in moto, eccomi invitato a casa sua, dove tutta la famiglia mi fa sentire come se fossi uno di loro, da sempre, circondato da un vero calore umano...la tanto famosa ospitalità iraniana non poteva rivelarsi realtà più concreta…

Lascio Esfahan con l'idea che senza di me questa meravigliosa città avrà il più basso numero di turisti mai registrato: nessuno. Che io sia uno dei pochissimi a visitare in questo momento l'Iran lo... conferma anche il fatto che in nessuno bus o treno incontrerò mai altri stranieri...

Visito Yadz. L'atmosfera è piacevolissima.
La città e' vecchia più di mille anni ed il centro storico e' completamente costruito con mattoni di fango seccati al sole, il che da alla cittadina, vuota e silenziosa come tutto l'Iran, un atmosfera da fiaba. Sicuramente ricorderò Yadz come la più caratteristica e affascinante delle mete iraniane... Qualsiasi viaggio in Iran non può concludersi con nulla di meglio che con la visita di una di quelle mete del mondo antico la cui bellezza ed importanza storica non ha eguali: Persepolis. Una città che oggi si può comparare alla sede dell'ONU. Un centro dove i diversi regni dell'epoca, sotto l'attento dominio degli achemenidi e dei loro immortali re (Ciro il grande,Dario, Serse...), avevano un rappresentante od  ambasciatore. Persa nel nulla delle aride terre dell’antica Persia,nelle vicinanze dell'odierna Shiraz, poco è possibile scrivere per cercare di trasformare sensazioni ed emozioni in parole.
Persepolis, ancora oggi, dove è possibile vedere non più di un 5% di ciò che fu, lascia senza fiato: l'imponenza, la perfezione architettonica e artistica con come sfondo migliaia di anni di storia del nostro mondo è semplicemente meravigliosa. Per me la realizzazione di un sogno. Il vedere materializzarsi foto e parole lette e rilette per anni in decine di diversi libri.
La porta delle nazioni, il palazzo delle cento colonne o quello di Dario, accompagnati dai suoi famosissimi bassorilievi lasciano solo spazio all'ammirazione ed alla fantasia...

Lascio Persepolis con una lacrima, ma con la consapevolezza di aver avuto la fortuna di poter visitare uno di quei luoghi che, a insaputa di molti, sono stai il fulcro di parte di ciò che oggi è il mondo. E il coraggio di visitarla accantonando tutti gli stupidi pregiudizi che esistono su questo paese...

L'Iran è un paese inaspettatamente affascinante. Più di duemila anni di storia, arte e cultura sono rinchiusi in un imprevedibile scenario geografico, e dove la situazione sociale e politica di oggi affascina e genera rabbia, ma fa si che si spenda almeno un pò di tempo per cercare di capirne i meccanismi...
...ma ancora una volta è la gente, vero cuore di questo paese, che mi da la possibilità di ricevere in regalo immagini ed atteggiamenti totalmente estranei al nostro modo di intendere i rapporti umani.

Molto ancora c’è da lavorare in questo paese. Le libertà politiche e sociali, con particolare accento sulla situazione delle donne, richiedono, come gli stessi iraniani riconoscono, la nostra attenzione ed aiuto. Ma sempre rispettando la loro cultura ed indipendenza.
Un'esperienza umana che segnerà l'animo di chiunque abbia il coraggio di lasciare da parte i tanti pregiudizi che circondano l'Iran. Qualcosa di indimenticabile.
L'opportunità di mettere a confronto due mondi totalmente differenti. Il nostro, che tanto bene conosciamo, ed il loro, che dovremmo sforzarci di conoscere meglio.