Laos: il mistero della piana delle giare

 DI GIANRIGO MARLETTAResume_Gianrigo_ita.html
 
 


Phonsavan, Laos Marzo 2007

In un’atmosfera fatta di preistoria mista a recente attività bellica, la valle delle giare conduce gli animi a rifugiarsi dietro la sua bellezza ed a rintanarsi nella suggestiva meraviglia delle sue pianure.


La stagione secca è ormai agli sgoccioli e la vegetazione insieme alla popolazione sembra sopportare a stento tanta mancanza d'acqua. Il Laos con le sue palafitte di legno, i bambini giocosi e sorridenti e le strade raramente asfaltate si presenta caldo nel clima ma anche nell'anima. La fierezza e gentilezza della gente, che sembra appena in questi anni uscir fuori dalle pene che hanno messo il loro paese nel primato tra quelli più bombardati del pianeta, accoglie i visitatori con un gesto delicato di benvenuto rendendo la visita ad ogni viaggiatore piacevole ed indimenticabile. I segreti da scoprire risalendo dalla capitale Vientiane passando per Vang Vieng e Luang Prabang sono infiniti, ma uno dei più antichi, unici e misteriosi è quello che si trova qui, a mille metri di altitudine e a soli quindici chilometri dal centro di Phonsavan: la piana delle giare.
Arrampicandosi su un sentiero marcato da piastrelle che ne indicano la sicurezza, data dalla mancanza di mine, si arriva in cima ad una collina ricoperta di erba secchissima. Il panorama che si apre di fronte all'osservatore è quasi surreale. Vastissime valli circondano l'orizzonte giallastro e arido, facendo da sfondo ad uno spettacolo di strani vasi enormi di pietra che spuntano quasi intatti dal terreno, appoggiati spesso l'uno all'altro. Delle grandi fosse dapprima danno l’impressione di esser state scavate dall'uomo per ricavarne la terra, ma poi, notandole tutte in fila ad intervalli regolari, si capisce che sono crateri creati dalle bombe dei B-52 che hanno così pesantemente bombardato quest'area nel corso della guerra americana contro il Vietnam.
Dei cartelli, infilati al centro di questi buchi, confermano. Il mistero delle giare dunque viene avvolto da una macabra atmosfera fatta di reperti, bombe, mine e guerra.


Una delle teorie ora più avanzata è quella che questi vasi giganteschi alti fino a tre metri, risalenti a circa duemila anni fa, funzionassero da sarcofagi. A reggere quest' idea che prevale sulle altre, che li sostengono contenitori per la fermentazione del vino o per la conservazione del riso, sono dei resti di ossa umane trovati all' interno di alcuni vasi durante il corso delle ricerche che avvennero da parte dell' illustre archeologa francese Madeleine Colani negli anni '30.  In parte distrutte dal tempo, in parte dalle bombe, il segreto di queste giare sta diventando sempre più misterioso.
Un progetto iniziato nel 1998 da una collaborazione tra UNESCO ed il governo laotiano, si trova nel pieno dell'attuazione della seconda fase delle tre prefissate. La prima fu quella di creare una mappa satellitare (G.I.S.) dell'intera zona archeologica con lo scopo di segnalare tutti questi UXO (unexploaded ordines, ordigni inesplosi) presenti nell'area ed allo stesso tempo permettere la realizzazione della fase due, cioè di creare un inventario di tutti i reperti archeologici. La terza fase, quella più delicata e decisiva sarà quella della completa rimozione degli UXO. La speranza a seguire è quella di far diventare questa valle un’area turistica sicura ed accogliente, con l'importante e primario compito per lo sviluppo economico di questo paese stravolto da una povertà estrema.
In una calda e rilassata atmosfera la piana delle giare nel suo vasto e silenzioso spazio trasmette la sensazione di essere popolata da innumerevoli spiriti: quelli antichi morti in pace e sepolti con rito nelle giare e quelli moderni trucidati dalle bombe pioventi dal cielo.
Basta sapere che non lontano da qui un siluro americano centrò una caverna dove si nascondevano quattrocento persone che bruciarono vive e quella sensazione diventa ancor più viva dando spesso l'impressione di udire ancora nel vento le urla di tanta innocenza.
L'immaginazione di chiunque, in queste aride pianure, può avere infiniti spunti e persino dare
un suo contributo al grande mistero che avvolge questi vasi giganti provando ad azzardare qualche risposta alle moltissime domande ancora irrisolte: chi li ha costruiti? Quando precisamente? Come li hanno trasportati? E soprattutto, per quale scopo?