Vagabond Reporters International

La mancata liberazione di

Aung San Suu Kyi

 

Domenica 27 Maggio 2007  a mezzo giorno  ora locale di Yangon ( Myanmar , ex Birmania) doveva essere liberata la Leader della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD).
I tassisti lo sapevano, i ristoratori  se ne rallegravano, tutti ne erano a conoscenza ma nessuno ne parlava. Il terrore e' ancora vivo e solo per pronunciare il suo nome ogni birmano prima si guarda intorno per controllare che nessuno lo stia spiando, poi abbassa la voce e quasi a sussurrare pronuncia le quattro parole: Aung San Suu Kyi.
Conosciuta internazionalmente ormai come The Lady, una donna di sessantadue anni, figlia del generale che prima regalo' l'indipendenza alla Birmania e che poi venne assassinato da una congiura di oppositori, sconfisse con l’ottantatre per cento dei voti l’attuale governo durante le elezioni “concesse” dalla giunta nel 1990. Al termine dei risultati, Aung San Suu Kyi
 non solo non ottenne quella leadership, ma vide se stessa e tutti gli altri membri del partito arrestati con la tortura e l'uccisione di molti segretari.
Costretta agli arresti domiciliari per la prima volta nel 1989, Aung San Suu Kyi da allora ha visto la liberta' solo quattro volte in occasione di sporadiche posizioni di apertura da parte della giunta militare che dal 1962 tiene il paese schiacciato sotto un regime di terrore ed oppressione. Tali aperture si sono sempre concluse in ripensamenti che hanno visto la Suu Kyi rimessa davanti alla soltita scelta, esilio o arresto. The Lady si e' ogni volta rifiutata di lasciare il paese.
  Vincitrice del premio Nobel per la Pace nel 1991 la Leader della NLD doveva gia' essere liberata il 27 Maggio dell'anno scorso. La data venne rinviata all'anno successivo, oggi.

“Cosa sarebbe cambiato’?” una domanda per una risposta difficilissima da ottenere. Certo era che il governo non aveva alcuna intensione di passare il potere in altre mani. In prevensione di questo la giunta militare con a capo il generale Than Shwe  ha posto tra i primi punti della nuova costituzione (ancora in fase di scrittura) che in nessun caso puo’ salire alla guida del paese chi e’ o e’ stato sposato con uno straniero (Aung San Suu Kyi e’ vedova di  Daniel Aris studioso e cittadino inglese ) e chi e’ stato imprigionato. Il “caso” vuole che la Suu Kyi abbia trasgredito entrambi i punti. L’ultimo tassista che stamani mi ha condotto alla University Avenue, la strada costruita dagli inglesi durante la loro occupazione dove ora si trova la casa/prigione di Aung San Suu Kyi, viveva ancora nell’illusione che la Leader pacifista dopo qualche ora sarebbe stata liberata. Neanche lui, come me, sapeva che gia da tre giorni l’intera comunita’ internazionele era stata avvertita con un breve comunicato da parte della giunta  che la scarcerazione sarebbe stata rinviata di altri dodici mesi. Il blocco totale delle reti televisive internazionali e quella parziale di internet rende impossibile qualsiasi tipo di aggiornamento dall’interno. Il terrore porta la gente a non parlare e quindi a non scambiarsi informazioni.

 
“Non lo so” e’ la tipica risposta ad ogni domanda.

Lo stesso terrore porta ad una reazione nulla ad ogni evento come quello di oggi. Nei pressi della University Avenu non spicca un cartello di “ben tornata” ne uno di protesta, non s'intravede un raduno di persone, non un giornalista. L’unica variazione alla norma e’ il blocco totale di quella via al traffico. Sei soldati con i mitra puntati all’asfalto chiaccherano sulla sponda piu’ trafficata, dall’altra parte i militari sono solo tre. Il governo non sente nemmeno la minaccia di una potenziale insurrezione. La gente sa bene che non sono quei nove soldati armati da temere, ma sono le centinaia di spie che ogni giorno si aggirano nelle strade, nelle piazza e nelle sale da te ad ascoltare ed a registrare ogni conversazione. “Registrano tutto e se non gli piace cio’ che dici, ti fanno la foto e poi- tok tok- nella notte bussano alla porta e ti portano via”, questa la frase di un tassista che semplicemente ripete le confessioni di moltissimi altri.

 

 La svolta di oggi sicuramente non avrebbe regalato nessun cambiamento politico al paese ma certamente  avrebbe potuto riaccendere quella piccola speranza che ogni cittadino birmano tiene soffocato nell’ abissale fondo del cuore per un diritto che qui da troppi anni non esiste piu', la liberta’.
 

G. M.

Sede di Bagan