QUESTO ARTICOLO E' STATO SCRITTO E PUBBLICATO DAL NEW YORK TIMES 

 

Laos, l'esercito dimenticato

 

Da soldati a straccioni costantemente in fuga.
E' questo il destino di alcuni gruppi appartenenti alla minoranza etnica laotiana degli Hmong, una tribù degli altipiani che tra gli anni Sessanta e Settanta venne ingaggiata dalla Cia per una "guerra segreta" contro i comunisti.

Oggi chiedono al governo Usa di salvarli, perché vivono ancora alla macchia e sono periodicamente attaccati dai militari di Vientiane che vogliono chiudere i vecchi conti.

Thomas Fuller, reporter del New York Times, si è inoltrato nella giungla del Laos alla ricerca di questi sopravvissuti. Ha incontrato un gruppo composto da una cinquantina di persone - vecchi, donne e bambini compresi - che vive in fuga perenne. Al riparo di rifugi coperti da frasche si mimetizzano nel sottobosco e vivono di ciò che raccolgono.

"Se mi arrendo, verrò punito: non mi perdoneranno mai. Non posso vivere fuori dalla giungla perché sono un ex soldato americano", spiega il 58enne Xang Yang.

Negli ultimi dodici mesi lui e il suo piccolo gruppo di veterani sono stati attaccati due volte dall'esercito. Due bambini e una donna sono stati uccisi. Il loro accampamento - che si trova a 15 ore di cammino dalla strada più vicina - viene spostato ogni quattro settimane.

Dal 1961 al 1975, Stati Uniti e Vietnam del Nord combatterono in Laos un conflitto parallelo. Sul territorio laotiano passava infatti il "sentiero di Ho Chi Min", che da Hanoi consentiva i rifornimenti ai Vietcong del Sud. Gli Stati Uniti scelsero per il Laos una strategia alternativa a quella vietnamita e, oltre ai raid aerei, utilizzarono circa 30.000 Hmong - addestrati dalla Cia - per combattere i comunisti del Pathet Lao.

Dopo l'abbandono dell'Indocina da parte delle forze Usa, quell'esercito segreto rimase tagliato fuori e gli ex combattenti ne scontano le coseguenze tutt'ora.
Amnesty International denuncia le operazioni che l'esercito laotiano conduce ancora oggi contro i gruppi di sopravvissuti.
"Vogliamo che Bush ci dia un posto dove vivere, cibo e medicine: se non lo può fare, gli chiedo di bombardarci e mettere fine alla nostra sofferenza",conclude Xang.

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