Vagabond Reporters International

Questa è una lettera. Una lettera a tutti voi.

Oggi un altro giorno dietro la telecamera. Stiamo lavorando ad un progetto che vede protagonisti dei ragazzi cambogiani andati in America come bambini rifugiati di guerra nel ' 75 ed ora deportati in Cambogia come criminali di strada. Questi ragazzi nel prendere in mano la loro vita hanno deciso di migliorare anche quella di altri. 700 Bambini oggi godono della loro attenzione. Di un'attenzione che ora li rende felici, li rende educati, meno affamati ma soprattutto amati. Siamo andati nella scuola che i nostri amici deportati hanno messo su per loro. Una stanza con i muri di legno e cartone. Una stanza che funge da classe solo quando non è allagata dai monsoni e riempita da tutti i detriti che esso porta. La scuola si trova in un quartiere dietro le quinte. Phnom Penh non è un bel vedere. Questo quartiere è ancora peggio. Si entra da un cancello adiacente alla stazione. Dopo pochi metri le prime carrozze sedentarie. Appoggiati su binari arrugginiti e frammentati questi vagoni ora fanno da casa. Vestiti appesi a lunghe corde, spazzatura e puzza di escremento, uscendo dai grandi portelloni di quelli che erano treni merci, confermano. Tra un binario e l'altro un' infinità di baracche con il loro accompagnamento di spazzatura e puzza. Fin dove l'occhio si perde, putrido e catapecchie.
Niente di che per chi vive qui. La Cambogia è fatta di puzza e catapecchie. Ci si fa presto l' abitudine. Il perché di questo che vi sto scrivendo è un altro.
Diverse ore ho trascorso in quella scuola. Ho fatto le mie riprese ed ho fatto sparire, grazie ai giochi di prestigio, il fazzoletto rosso che tengo sempre in tasca. Una bambina di sei ed un bambino di cinque anni si sono particolarmente affezionati. Non mi lasciavano stare un minuto. Il piccolo si arrampicava su di me come fossi stato un albero. Lei voleva solo stare in braccio. Che carina... mentre sudavo ( e Dio quanto ho sudato!) lei mi soffiava addosso per rinfrescarmi. Fratello e sorella, orfani, malati di AIDS. I genitori sono morti di AIDS. I genitori come la stragran maggioranza degli abitanti di questo quartiere erano "sex workers" , lavoratori del sesso. Anche loro, i piccoli, presto, se non già, lo saranno. Distruggendo la loro piccola e graziosa personalità, dipingendo di nero la loro piccola e misera vita e spargendo senza fine questa dannata malattia.
Quella piccola creatura che oggi mi è stata attorcigliata intorno al collo per ore ed ore presto sarà morta. E prima di morire sarà colta da dolore e sofferenza.
Non c'è nulla da fare. Non ci sono soldi che pagheranno un educazione ed una adeguata sanità per tutti gli abitanti del mondo. Non ci sono abbastanza volontari per alleviare o almeno per regalare amore. Non c'è nulla che possiamo fare per loro ma c'è molto che possiamo fare per noi stessi.
Con la decisione di scrivere articoli e creare filmati ho deciso di fare da tramite. Di mediare tra questo mondo e quello, il nostro, il vostro. E' per questo che mi son preso la libertà di scrivere a tutti voi. Con quello che c'è qui vorrei far vedere alle persone quello che hanno li. Spesso, troppo spesso siamo accecati dai Nostri problemi. Fobie, paranoie, incazzature, gelosie. Arrivismo, odio, rancore, ingordigia. Superficialità, ignoranza, ambizione e mancanza di carità. Tutti stati mentali che nel corso di una giornata almeno una volta si affacciano. Crediamo che sarà la fine se non riusciamo ad ottenere una certa cosa o ancor peggio per ottenerla non guardiamo in faccia a nessuno. Non guardiamo i faccia a nessuno! Ci disperiamo per cazzate, vogliamo sempre di più, non siamo mai soddisfatti con ciò che fino ad oggi abbiamo campato. Certo non è questo sempre il caso. Ma se lo fosse è qui che voglio colpire. Pensiamoci di più prima di incazzarci. Pensiamoci di più prima di voler assolutamente ottenere. Pensiamo di meno al passato ed al futuro e godiamoci di più il presente. Perché volente o nolente è quello che stiamo vivendo, il presente. Trattiamo meglio tutti. Se si ha tempo da perdere non regaliamolo alla noia. Diamoglielo a chi ne potrebbe gioire. I bambini, i malati ed i vecchi più delle medicine hanno bisogno di amore. E l'amore si da con l'attenzione. Basta dare un minimo di attenzione, cosa facilissima, e qualcuno gioisce. Ti rendi conto? Facilissimo! Noi possiamo molto, basta farlo.
Chi visita un paese non dovrebbe limitarsi ai costumi ed ai sapori locali. Non dovrebbe visitare solo i musei e le attrazioni tipiche. Chi visita un paese, specie del terzo mondo, deve trovare quel qualcosa che gli cambia la vita e che magari aiuti a cambiarla a qualcun'altro. E quando torna deve spartirlo con gli amici in modo che anche loro possano sentirsene ispirati. Quella bambina con su fratello oggi mi hanno cambiato la vita. Mi hanno ispirato. Ora sono io a voler ispirare voi.
Grazie


Gianrigo Marletta