Sar Cloo si trova in una foresta. Si trova lì perché è stato obbligato a trovarsi lì. Dietro di lui c’è la morte certa, altrimenti non ci si troverebbe… lì.  Sta scappando. Il suo moto è in avanti. Sempre in avanti. Il suo scopo è quello di fuggire, allontanarsi da ciò che c’è dietro e che lo sta rincorrendo.

Tutto intorno si odono i suoni di una foresta viva, gli uccelli, gli insetti. Alla vista: alberi, verde, foglie, tronchi, muschio. Gli insetti, spesso invisibili, pungono. La puntura prude. La sua fuga continua.

Sar Cloo sa molto bene dove sta correndo, conosce quel suolo e sa cosa nasconde. Già suo padre lo aveva percorso in passato, insieme ai suoi fratelli. Due dei suoi zii ci sono morti. Uno sul colpo, saltando in aria. L’altro ci ha messo un po’, dopo che la mina gli ha squarciato il ventre. Gli altri fratelli hanno tentato invano di reinserire le budella nella pancia e poi di tamponare la lacerazione che dallo sterno arrivava sotto l’ombelico. Sar Cloo era piccolo, ma si ricordava bene i pianti delle donne del villaggio, appena ricevuta la notizia. Ricorda i dettagli, perché lo impressionarono. Il sangue fuoriusciva a quantità troppo grandi e lo zio è morto agonizzante, con le budella che non volevano saperne di rimanergli dentro.

di Gianrigo Marletta

>