Insieme tè e teiera creano quella combinazione quasi sacra che si tramuta in rito, in un rito che calma gli animi ed innalza lo spirito. Le proprietà del tè sono infinite. Ci sono quelle ovvie: diuretiche, antiossidanti. Quelle appartenenti al tipo di foglia o radice: rilassante, energizzante, che aumentano la concentrazione. E poi ci sono le proprietà sociali. Il tè non inebria, non da euforia eppure tende a riunire le persone. È una bevanda calda che va sorseggiata, bevuta lentamente. Il semplice sorseggiare è un’azione che rallenta la respirazione. Quando si respira lentamente anche il cuore batte più lentamente e si inala più ossigeno. Cuore e mente fluiscono al loro ritmo naturale e questo non può che incidere sullo spirito.


Stasera ho passato la serata in un negozio di tè e teiere. Per comprare cento grammi di tè e una piccola teiera per la mia collezione, ci sono volute più di due ore. Il proprietario del negozio, un ragazzo di ventisei anni con due figli e una moglie incinta, una volta fattomi sedere, ha iniziato quella che io considero la sacra cerimonia. Sarà stato per invogliarmi a comprare o per pura ospitalità ma la cosa mi ha incantato talmente tanto che, per un istante, ho pensato di voler tornare in Italia ad aprire una sala da tè, arredandola con muri di legno scuro, scaffali pieni di scatoline e barattoli contenenti infiniti tipi di tè e servire i miei clienti nella stessa maniera in cui lui stava servendo me.

Il processo era lungo ed affascinante. Da un termos versava l’acqua calda in una teiera di rame posata su una piattaforma riscaldata elettricamente. Poi immergeva una spatola di legno in un grosso barattolo di vetro ricavandone una piccola quantità di foglioline rinsecchite ma dal colore verde vivo, che infine infilava in un’altra teiera in miniatura tutta decorata. A questo punto versava l’acqua dalla teiera di rame nella teierina decorata. Da qui la passava attraverso un piccolo filtro di ceramica fino ad un’altra teiera, questa volta bianca e semplice.

Tutto questo lavoro di trapasso avveniva appoggiato su un vassoio metallico bucato, incastrato nel tavolone di tek intorno alla quale eravamo seduti. Sul tavolo non poggiava null’altro che non servisse all’operazione di bere il tè.

Da quest’ultima teiera bianca finalmente il contenuto passava alle piccole tazzine poggiate in fila sul vassoio bucato. Neanche il tempo di immaginarsi di berlo ed ecco che dalle tazzine il tè viene tutto svuotato nel vassoio.

“Questo è sporco, il primo non va mai bevuto” - con un inglese quasi incomprensibile il giovane ci spiegava la sua azione. E così bevemmo il secondo e poi il terzo, il quarto, il quinto, fino a far passare le due ore.

Chiaramente vi era una tazzina a testa, in più però, ve n’era una molto più grande per lo spirito che porta soldi e fortuna (le due ossessioni dei i Cinesi). All’interno di quella tazzona vi era incastrata una strana creatura di ceramica: una specie di rana con tre zampe che in bocca tiene una monetina.

“Guardami e curami che io ti porterò soldi, dice la rana” – dice il giovane.

E così ad ogni versare del tè per noi, ce n’era anche per lei. Nel bere il tè vi è, secondo me, questo qualcosa di spirituale e di sacro, una pratica spesso associata, grazie alla famosa Cerimonia, ad una particolare filosofia: lo Zen.


di Gianrigo Marletta

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